Tecniche di Nostradamus

lunedì 9 giugno 2014

Graal: storia e mito (3)

Ancor prima di Eschenbach, il concetto di Graal è divulgato da Chrétien de Troyes il quale, in un’opera incompiuta, rielabora una vecchia leggenda celtica. La storia è per molti aspetti assai simile a quella di Eschenbach; tuttavia, per Troyes, il Graal ha la forma di un vassoio e, soprattutto, è “un Graal”, anziché “il Graal”. Questo lascerebbe supporre che esso non sia un oggetto unico, ma uno tra tanti. Concetto che ben si addice a una “via” da percorrere, nel senso che ogni uomo ha la sua.

In Eschenbach, a differenza che in Chrétien de Troyes, è presente un vago sfondo cristiano: ma si tratta di uno sfondo di comodo, di contestualizzazione, sul quale vengono disegnati i fotogrammi della narrazione. In effetti,  è solo con Robert di Boron, probabilmente contemporaneo di Eschenbach, che il Gral acquista una connotazione decisamente cristiana, incorporando la precedente tradizione e diventando definitivamente “Graal” (con due “a”). Una trasformazione lessicale che forse avviene per caso, ma più probabilmente no. Lo verificheremo presto, scoprendo qualcosa di insospettabile, mai fatta notare da altri.
Intanto diciamo che, per Boron, il Graal è la coppa nella quale Giuseppe di Arimatea raccolse il sangue di Gesù crocifisso. Osserviamo, con l’occasione, che il sangue costituisce elemento integrante sia del “Gral” che del “Graal”, accanto al quale appare sempre una lancia sanguinante.

Con Boron, il Re Pescatore, già figura del Bodhisattva orientale, diventa immagine del Cristo che salva il mondo con la sua sofferenza e morte. Ma qui comincia l’apparente confusione.
Nell’ordinaria concezione evangelica, infatti, il cristiano si salva solo con la fede, mentre l’atto espiatorio, necessario e sufficiente, è il sacrificio di Cristo.
Nella visione graalica, invece, il Parsifal di Boron, alla pari del Parzival di Eschenbach, è tenuto a compiere il proprio percorso di salvezza mediante una eroica attività di progressiva crescita personale. E non deve sbagliare: la semplice omissione della domanda sul significato del “Graal” ne denuncia l’immaturità e gli impone di ricominciare daccapo.
Boron evidenzia così, con grande nitidezza, il contrasto tra la Chiesa cristiana esoterica (“la pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo”[1]), basata su una conoscenza da acquisire attivamente, e la chiesa exoterica (“tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”[2]), basata sui riti e sulla fede passiva. Per la verità, non è necessario che l’una escluda l’altra; tuttavia la possibilità di coesistenza, più che una facilitazione, è un ostacolo quasi insormontabile, imponendo l’ardua ricerca di una compatibilità tra le due. E’ probabile che, se realmente esiste, la Chiesa graalica “viva” segretamente all’interno della Chiesa petrina, dalla quale viene disconosciuta.[3]
In entrambi i casi, il suggestivo riferimento alla “pietra graalica” (“lapis ex coelis” o “lapis exilii” che sia) sorge spontaneo. E ancor più suggestivo è probabilmente il collegamento con la “pietra filosofale” degli alchimisti, che trasforma in uomo celeste l’uomo terreno: il noto “solve et coagula” interiore corrisponde alla dissoluzione e alla rigenerazione di se stessi per il conseguimento dell’illuminazione divina.
Giunti a questo punto bisogna fare un piccolo sforzo per non lasciarsi sopraffare dalla sensazione, abbastanza naturale, che si stia facendo un minestrone di molti ingredienti. In realtà, tutto ruota intorno ad un mistero unico, che assume sembianze diverse in relazione al narratore, alla sua cultura ed all’evoluzione dei tempi.

…segue…


[1] Nella predicazione di Gesù, un’affermazione del genere ha un senso eccelso, che qui non è il caso di approfondire.
[2] E’ impossibile che Gesù abbia detto una frase del genere per il semplice motivo che, essendo un apocalittico, convinto di un imminente arrivo del regno dei cieli, non aveva alcuna intenzione di fondare una Chiesa. Peraltro non è pensabile che, stanco delle istituzioni religiose ebraiche, intendesse costituire delle organizzazioni analoghe. Infine, questa intenzione è presente solo in Matteo e non anche negli altri tre evangelisti.
[3] Qui bisognerebbe fare una distinzione tra la chiesa Giovannea, basata sul Vangelo esoterico del misterioso Giovanni, uomo colto e di grande intelligenza al quale Gesù trasmette insegnamenti esoterici, e la Chiesa “ordinaria” dei Vangeli sinottici, tramandata da apostoli rozzi e semplici, in grado di comprendere al massimo insegnamenti rituali exoterici. L’argomento delle due Chiese è stato già trattato in passato. Ho in programma di riprenderlo in futuro in forma organica e completa.

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